Tuesday, March 31, 2009

Dream big, think small.

Pollo pollastrone è stato beccato ancora con le mani nel sacco. Questa volta lo avrebbero sbattuto dentro senza pensarci sù.
Infatti lo portarono al carcere di massima sicurezza di Opera, ma le guardie non erano ancora soddisfatte della pena. Pensano che il giudice fosse stato intenerito dal suo sguardo da pollastro abbattutto.
Magari se gli avessero affibiato un lavoretto extra cercherà di scappare come al solito e la prossima volta non riuscirà a commuovere proprio nessuno. Così decisero di fargli zappare un campo incolto, così grande che al solo vederlo Pollastrone sarebbe morto di spavento, cercando in ogni modo di tagliare la corda.
Il giorno dopo i cellerini comunicaron a Pollo la sua mansione e la faccia sconcertata del povero prigioniero confermò che l'idea era stata semplicemente geniale.
Lasciarono lì Pollastrone, con la zappa in mano e ridendo di gusto tornarono verso la caserma. Pollo era sconfortato, sapeva che se fosse scappato questa volta la pena sarebbe stata terribile. Avevo capito il gioco delle guardie e non poteva sottrarsi, ma il campo era infinito, non si riuscivano a vedere i confini.
Le guardie tornarono a riprenderlo a fine giornata e rimasero basiti, il campo era tutto solcato da linee, diviso a metà, poi a metà della metà, poi metà della metà della metà e così via.
"Ma cosa stai facendo Pollo? Cosa sono queste righe?" il prigioniero rispose: "Sto dividendo il campo in piccoli quadrati, così quando inizierò a zappare non vedrò più tutto l'enorme pezzo che mi manca, ma quanti quadrati sono riusciti a fare in un giorno. Fissandomi piccoli obbiettivi, sarà più facile completare la missione".
Le guardie si scambiarono uno sguardo stupido, ma non potevano in alcun modo negare la logica di Pollastrone, non faceva una grinza.
Entrambi sapevano che presto avrebbe finito il suo lavoro.

Saturday, March 21, 2009

E' camminando che si fa il cammino

"Ehi ciao, sono un quasi-pulcino. Mi senti? Sono ancora qui dentro l'uovo. La mamma mentre mi cova, ogni tanto mi dice che devo aspettare ancora un pò. Devo imparare ad essere paziente. Dice che la pazienza è una grande virtù, perchè spesso nella vita tutto quello che ci succede, che proviamo, per cui soffriamo o gioiamo è come una grande nuova in cielo. Non fai in tempo ad interpretarne la forma che è già passata. Quindi se pensi di non sopportare più una situazione, un grosso dolore ad esempio, basta fermarsi, osservarlo ed aspettare che passi.
Ma io mi sento solo qui, e non c'è nessuno con cui parlare e cosa me ne frega di imparare la pazienza. Prima ci sono un miliardo di altre cose che voglio imparare: l'amore, l'amicizia, la felicità, la vita, la famiglia, il divertimento, l'avventura, ancora un pò d'amore.
Ma forse questa lezione viene prima.
Allora mi siedo così, che sono più comodo e aspetto.
Prima o poi si romperà questo guscio.
E quando si sarà rotto voglio imparare la gioia, l'amore, il dolore, l'amicizia, il tiramisù, la Grecia, il ragù alla bolognese, l'India, la televisione, Bruce Willis, a camminare, a fare il bagno in mare, a cantare, il muller thurgau, la Sardegna, a memoria una poesia per la mamma, giocare a rubamazzetto, a vincere a Risiko..."

Friday, March 20, 2009

Sogno e ossessione

'Hai visto che bel pelo e che zampe, dicono che corra più veloce di una macchina sportiva', 'E che mascelle! Una volta mio cognato mi ha raccontato di averlo visto portare al padrone un cervo ferito in bocca.'
Phoenix il cane era abituato a sentire questi commenti al suo passaggio, sapeva che molto spesso la realtà si mischiava alla fantasia, ma lo rendevano comunque orgoglioso di se. Tutti lo rispettavano e certi addirittura lo temevano. Nei paesi vicino lo riconoscevano, parlavano dei suoi primati, forse addirittura anche in città, ma la verità era che comunque si sentiva molto solo.
Un giorno stava passeggiando in un bosco poco fuori dal paese, non era il suo abituale territorio, ma aveva sentito dire che lì vicino c'era un bellissimo torrente. 'Wow è davvero bellissimo' mormorò fra sè e sè. Le acque erano cristalline, i fondali erano visibili poco più affondo. 'E quello cos'è?' Un piccolo battufolo nero era adagiato sulla riva, tremante. Avvicinandosi si accorse che si trattava di un gattino, tutto spennacchiato e pelle ossa. Sapeva che un cane e un gatto erano troppo diversi, ma che diavolo, non poteva certo lasciarlo lì a morire?! Lo sollevò prendendolo fra le sue forti mascelle, ma in modo molto delicato. Il pelo del gatto era fastidioso, pruriginoso. Oh che solletico! Era tanto che non si ritrovava a starnutire, ridere, grattarsi tutto assieme. Portò il gattino nella sua cuccia ed ogni volta che il padrone riempiva la sua ciotola, domava la sua implacabile fame per lasciare i pezzi migliori a Sally, il suo nuovo amico.
Presto divennero inseparabili. Il gattino non si era mia sentito così felice e protetto, come quando si addormentava sotto il muso caldo del cane. Passarono mesi andando a fare passeggiate, esplorando nuovi territori, o semplicemente giocando assieme. Una volta giunti in cima alla collina più alta della contea Phoenix disse: 'Sai gattino io ho un sogno, un grande sogno. Voglio diventare sindaco di questo paese.' 'Che bello' fu l'entusiastica risposta di Sally 'il paese sarà onorato di avere un sindaco come te, così coraggioso, forte ed onesto'. Da quel giorno Phoenix non ne parlò più, ma si impegno anima e corpo per realizzarlo. Sally era un po' sconcertato però. Lo vedeva incontrarsi con personaggi noti per essere loschi, gli dava appuntamenti che non rispettava e gli mentiva, più volte si era accorto che il cane era poco sincero ed enigmatico, quando parlavano di queste cose.
'Phoenix, costa sta succedendo? Il tuo sogno ti sta rovinando. Sei prosciugato e tirato, sembri stanco, depresso.' 'Via gattino' rispose il cane 'questo non è un luogo per chi ama solo giocare e divertirsi. La vita è un'affare serio.' e con uno sgambetto riuscì a liberarsi del gattino e correre affaccendato per la sua strada.
Il gattino lo rivide in piazza qualche giorno dopo e lo avvicinò ancora 'Amico Phoenix, so che sei impegnato, ma quello che hai detto in riunione ieri è una menzogna. Che senso ha mentire se il tuo sogno è quello di essere un sindaco onesto?'. 'Questa volta mi hai proprio scocciato' sbuffò il cane, infilandogli una gomitata nel costato.
Sally non capiva. Era confuso. Spaventato, gli mancava così tanto il suo compagno di giochi, di chiaccherate, di sogni e di avventure. Era pronto a tutto per di riaverlo. Un giorno si vestì con grande cura, pronto a far ragionare il cane, con le buone o le cattive. Si presentò al bar del paese, ormai quartier generale di Phoenix e gli disse, gonfiando minacciosamente il petto 'Amico, so che tu mi vuoi bene, mi hai curato, sfamato e mi hai insegnato ad avere fiducia in me stesso. Il tuo ormai non è più un sogno, ma un ossessione che ti sta rovinando la vita. Io non vorrò più essere al tuo fianco se diventerai sindaco con la truffa, l'inganno e la menzogna. Scegli o me o la tua ossessione.' Ad un cenno di Phoenix tre mastini si alzarono e scaraventarono fuori Sally.
Il gattino ha una nuova cuccia ora. Sente ancora dolore per le gomitate e gli spintoni. E' sconcertato e ha freddo, senza il muso caldo del suo amico cane. Ha tanta paura, è passato molto tempo da quando ha affrontato da solo il mondo. Si accoccola su se stesso per scaldarsi e canticchia una canzone fra sè per farsi coraggio. Sa che c'è ancora tutto l'inverno da affrontare. Ha bisogno di forze ora.
Non gli interessa se Phoenix diventerà sindaco, sa che non vuole avere per amico una persona la cui vita è sporcata dall'inganno e dalla mezogna. E' molto stanco ora e un attimo prima di chiudere gli occhi vede passare una grande macchina nera. C'è Phoenix seduto al posto del viaggiatore. Chissà se ha capito se seguendo la sua ossessione ha perso la sua anima. Chissà se sta andando a cercarla. 'Stt chiudi gli occhi Sally e riposa' gli mormora il vento 'ti devi preparare per l'inverno.'



Friday, March 13, 2009

Dopo 3 anni di permanenza posso dire che



l'Irlanda è:











  • la nazione del futuro, senza un domani;
  • dove una normalissima casa costa come una villa con piscina in Sardegna, a Palau però;
  • le società non pagano le tasse, ma ai dipendenti viene detratto il 40% di uno stipendio medio;
  • le gente possiede(va) Jaguar, Ferrari, Porsche, Bmw serie 8, Maserati, Lamborghini, ma non esiste nemmeno un'autostrada e i collegamenti su ruota sono poco più che stradine di campagna poco illuminate;
  • l'assistenza sanitaria fornisce gratuitamente solo il pronto soccorso;
  • dove quando esci per un sabato sera tranquillo, i tuoi compagni di serata bevono almeno 8 pinte a testa;
  • una città col mare, dove è impossibile fare il bagno;
  • un posto dove avere è più importante che essere;
  • il luogo in cui quando conosci qualcuno, dopo due mesi ti invita al suo leaving party;
  • la zona meno inquinata in cui io sia mai stata, anche perchè qui fabbriche non esistono;
  • quando si è ricchi sono tutti aperti alla globalizzazione, e accettiamo tanti begli investitori stranieri che portano capitali. Ma se c'è la crisi assumiamo solo irlandesi;
  • chi vuol essere lieto sia, del doman non v'è certezza;
  • il posto dove taglio e piega costano 85 euro e ceretta metà gamba 75;
  • quella che mi ha insegnato l'inglese, a stare da sola ed amare la mia compagnia, a conoscere mio marito veramente;
  • quella che prima mi ha schiacciato con tutta la sua forza, per poi riempirmi di amore, fiducia e stima per me stessa, per il futuro e per gli altri;
  • il posto dove se dimentichi la borsetta al pub, la ritrovi il giorno dopo, ma se ti rubano la bici poi ti inseguono con la mazza da baseball per sottolineare il concetto;
  • un posto che mi è entrato nel cuore, ma che non vedo l'ora di lasciare.

Tuesday, October 21, 2008

Siviglia

Siamo appena tornati da tre giorni e mezzo nella città andalusa, così bella da togliere il fiato. Non riesco a decidere se mi piaccia più di Barcellona. E' molto più varia. Riesci a scoprirci la mania per la cattedrali immensa che puoi vedere a Barcà, i vicolini stressissimi da cui riesci ad intravedere i cortili con fontane e ceramiche dipinte che magari vedresti a Lisbona, i grandi viali spaziosi e ampi con palazzi e i nuovi tram quasi alla milanese.
Abbiamo trovato una temperatura fantastica di 29 gradi e per chi vive a Dublino è importantissimo. Ci siamo gustati passeggiate serale in t-shirt, sangria e cerveze sotto un sole da togliere il fiato e con viste spettacolari. Il bello è che se tu prendi una caraffa di sangria sotto la cattedrale seduti ai tavolini chic la paghi 12, 50 euro, nulla in compenso alla Coca Cola da 4,50 che ho preso 6 anni fa in piazza Duomo e che ancora non riesco a digerire.
Abbiamo affittato un appartamentino in centro,quattro giorni prima di partire, un pochino alla spera in Dio e ti dirò che la casetta era fantastica, in centro e con un terrazzo in cui potevi prendere il sole o fare aperitivo, oppure tutti e due assieme. Come naturalmente ho fatto io. Le giornate sono volate in un istante, la notte non ho dormito dal caldo (l'appartamento aveva l'aria condizionata, ma non potevo categoricamente accenderla il 20 Ottobre, è contro il mio credo celtico) e dalle punture di zanzare.
Abbiamo festeggiato il compleanno di Pollo, anche se dopo le ultime perturbazioni matrimoniali non avrebbe proprio meritato una grande festa. Ma le perturbazioni si superano, grazie ad un ombrello, un impermeabile, la voglia di godersi qualche spruzzerello di pioggia in faccia, fino ad aprire la bocca per bere e sentire che sapore hanno quelle goccioline che all'inizio sembravano così fastidiose. Le perturbazioni servono, per farti apprezzare di più una bella giornate serena spruzzata di rosso, oppure per farti sorridere quando due mani si incrociano sotto le stesso ombrello o addirittura quando hai la fortuna di trovare un animo così gentile da offrirti metà del suo impermeabile. A Siviglia abbiamo godute tante giornate calde e serene, e forse ci sono piacciute ancora di più dopo tutta l'ultime pioggie che abbiamo preso.

Tuesday, September 16, 2008

Invictus

Out of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be,
For my unconquerable soul.


In the fell clutch of circumstance,
I have not winced nor cried aloud;
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.


Beyond this place of wrath and tears
Loom but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds, and shall find me, unafraid.


It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate;
I am the captain of my soul.


William Ernest Henley

Monday, September 15, 2008

Solo un volta in vita mia

sono stata così incazzata ed è stato molto, molto tempo fa!

Non ho parole, non ho pensieri, non ho richieste, non ho desideri.
Sto cercando di trasformarmi in un camaleonte ed essere dimenticata sul mio sofà.

Quando ci riesco posto una bella foto...così mi iscrivete al guiness dei primati.

Non disturbatevi a telefonare per consolarmi, chiaccherare, tirarmi su il morale...uh che scocchina dimenticavo che sono solo due anni che nessuno si sforza più a telefonarmi.

Upsss!